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Inseguendo il treno degli inglesi

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inseguendo treno inglesiIl popolo inglese ha la fama di essere quello che ha inventato il turismo internazionale. Hanno dato il via al turismo di massa, forse per la loro storica vocazione al viaggio, alla scoperta, ma anche, se vogliamo, alla loro voglia di conquista. Quando questa vocazione turistica si unisce alla passione ferroviaria, anch'essa storicamente accostata ai sudditi di sua maestà, ecco che da questo connubio nasce RTC, la Railway Touring Company.
Chi non ha sognato, almeno una volta, di andare da Parigi ad Istanbul con l'Orient Express, sfidare il freddo polare sulla Transiberiana, o ancora inerpicarsi sulle Ande su trenini pericolosamente sporti verso il vuoto? RTC è questo, il punto di unione tra il viaggio avventuroso e la passione per le ferrovie.
La nostra isola, insieme alla Toscana, sono le uniche mete italiane dei facoltosi, e non più giovani, clienti RTC in cerca di avventura. Ma a differenza della Toscana, la Sardegna ospita due volte l'anno gli appassionati dei treni a vapore: a maggio ed a ottobre.
Per una settimana, questi attempati turisti britannici vengono scorrazzati in lungo e in largo per l'isola a bordo di treni storici; come se ciò non bastasse, si sobbarcano lunghi trasferimenti stradali da una ferrovia all'altra ma anche spostamenti per visitare qualche attrazione turistica. Ma la passione per le ferrovie storiche vale più di un disagio!


Quello però che gli ignari inglesi non sanno è che i treni che utilizzano, che loro credono essere convogli storici utilizzati per l'occasione, sono invece materiale ordinario utilizzato quotidianamente sulle linee sarde. Solo le locomotive a vapore e le carrozze in legno vengono utilizzate per i treni turistici, il resto lo si può vedere tutti i giorni sulle linee a scartamento ridotto isolano.
Così, quando i turisti ferroviari giungono alla stazione di Bosa, dove li attende un convoglio composto da una locomotiva diesel del 1958 che si porta dietro una bellissima carrozza in legno Bauchiero del 1913 ed un bagagliaio coevo ad essa, la loro ammirazione è grande. Non sanno però che il locomotore viene utilizzato quotidianamente in tutta l'isola come materiale ordinario! Il loro stupore è comunque giustificato perché il convoglio che formano al compartimento di Macomer è molto accattivante e ben fatto. Ma la meraviglia iniziale è subito destinata a crescere: dopo la partenza il piccolo trenino si infila nella gola rocciosa che conduce alla stazione di Modolo, dopo la quale inizia il primo curvone che lentamente, in forte salita, inizia a condurre il treno verso l'altopiano di Sindia.
Il primo tratto della linea è particolare: tutta anse, curve, tornanti e infiniti curvoni, necessari a superare le forti pendenze nel poco spazio a disposizione. Dopo essere passati in un punto, successivamente ritorni verso esso e lo sfiori a poca distanza da dove era passato precedentemente; perdi l'orientamento perché hai la sensazione di girare sempre intorno allo stesso posto. Parti col sole su un lato della carrozza ma poco dopo lo perdi e lo ritrovi sul lato opposto, poi lo perdi nuovamente e lo ritrovi alle tue spalle, per tornare, ancora una volta, nello stesso lato del treno di quando eri partito per poi perderlo ancora, in un vortice che ti fa perdere l'orientamento mentre il treno sale lentamente, inesorabilmente, e senza che te ne accorga, passi dal respirare il profumo del mare a quello della macchia perché, mentre cercavi di capire da che parte fosse il sole, sei già nell'entroterra, circondato da un paesaggio collinare di querce e verde che si perde a vista d'occhio, punteggiato, di tanto in tanto, dal bianco degli animali al pascolo.
La Macomer-Bosa non è certamente la più bella e famosa delle linee ferroviarie sarde, però è quella col paesaggio più variegato, tipico delle linee mare-montagna. Come tutte le linee isolane a scartamento ridotto, attraversa paesaggi di rara bellezza, molti ancora vergini e disabitati, raggiungibili solamente col treno.
A differenza delle linee del nuorese, dove molte stazioni sono distantissime dai paesi, la Macomer-Bosa ha la peculiarità di entrare in diversi piccoli centri, ognuno di essi con la propria stazione più o meno grande. Molti abitanti dei paesi attraversati si recano alle stazioni per vedere transitare il treno degli inglesi; gli anni passati il treno si fermava ed i passeggeri venivano accolti da gruppi folk che offrivano loro prodotti locali ben accompagnati da prelibata malvasia del posto. Ma oggi non c'è tempo, il treno ha fretta perchè a Macomer c'è un appuntamento con la storia: li attende la locomotiva a vapore che li condurrà a Golfo Aranci.
Anno 1965: l'ultimo convoglio a vapore abbandona Golfo Aranci per non farvi più ritorno. Quest'anno, gli organizzatori dei viaggi RTC hanno fatto le cose in grande e, dopo quasi mezzo secolo, consentono alla locomotiva a vapore FS Tipo 740 di tornare a Golfo Aranci. Pur di partecipare a questo evento storico, gli inglesi sono pronti a sobbarcarsi il secondo viaggio di giornata! La locomotiva 740 è veramente grande ed era una delle più potenti che le FS utilizzavano sulla rete sarda. Il rumore della pressione che “sbuffa” dalle valvole di sfogo rende bene l'idea dei quasi mille cavalli di potenza della locomotiva.
Il convoglio storico, oltre alla loco prodotta negli anni '10 del secolo scorso, è composto da due carrozze “centoporte” color castano Isabella (risalenti agli anni '30) ed in coda chiude con un bagagliaio del medesimo colore. La partenza da Macomer è sonnacchiosa come per tutte le locomotive a vapore, ma appena superate le curve di Mulargia, nel rettilineo di Campeda, può liberare tutta la sua potenza. La giornata è bella, il cielo è limpido e solo il fumo della locomotiva gli conferisce un colore diverso dall'azzurro intenso.
Finalmente gli inglesi, dopo la giornata di ieri trascorsa da Cagliari a Macomer (sul medesimo convoglio che stiamo seguendo), possono iniziare ad assaporare i paesaggi e gli scenari più interessanti della Sardegna. In mattinata hanno potuto godere dei bellissimi scorci della Planargia e ora, dopo la piana di Campeda, attraverseranno il Meilogu e termineranno la loro corsa in Gallura. I passeggeri sembrano apprezzare il panorama, pochi viaggiano seduti; la maggior parte è al finestrino, chi a scattare fotografie, chi a riprendere con la videocamera ma c'è anche chi guarda semplicemente il panorama, senza artifizi tecnologici davanti ai propri occhi.
Il treno è veloce, non è possibile seguirlo come abbiamo fatto in mattinata lungo la linea di Bosa. Dobbiamo scegliere qualche punto dove attenderlo nella speranza che non vada più veloce della nostra autovettura. Per fortuna vengono in nostro soccorso le soste alle stazioni dove sono previste brevi pause per consentire alla gente di vedere il treno a vapore. Cinquant'anni di assenza meritano una pausa e non un semplice passaggio veloce.
La rete ferroviaria sarda non è di sicuro una delle più trafficate in Italia, ma gli incroci coi treni ordinari bisogna pur sempre rispettarli. Non sono solo gli incroci a far tardare il treno, ci sono anche le precedenze che deve dare ai treni che sopraggiungono alle sue spalle che, per non fare ritardo, chiedono strada.
Una leggenda mai confermata, ma neanche mai smentita, vuole che il nome di Chilivani, ebbe origine dalla principessa Kilivan, l'amante indiana dell'Ingegnere gallese Benjamin Piercy, il progettista delle ferrovie in Sardegna. Per ingannare le quasi due ore di ritardo nella ripartenza del treno da Chilivani, parliamo della leggenda e fantastichiamo sulla bellezza della principessa indiana. Nonostante le gioie derivate dal pensiero della principessa, l'attesa è estenuante, rinunciamo quindi a seguire il treno sino a Golfo Aranci. La nostra già flebile voglia di seguirlo sin lì, viene definitivamente abbattuta dalla lunga attesa. Siamo comunque soddisfatti delle foto scattate sino ad ora, possiamo rincasare appagati.
La tradizione dei treni RTC vuole che l'ultima tratta del tour sardo sia la Mandas-Sorgono, degna chiusura di una settimana durata oltre 450 miglia percorse su treni storici. La linea ha una doppia valenza per gli inglesi poiché è stata decantata da D. H. Lawrence nel suo libro “Mare e Sardegna”. L'autore de “L'amante di Lady Chatterly”, nel suo peregrinare per il mondo, trascorse 9 giorni nell'isola nel gennaio del 1921; l'esperienza di quel viaggio è stata raccontata in “Mare e Sardegna”, un lunghissimo spot pubblicitario per l'isola, che dura da quasi un secolo.
Arriviamo a Mandas con largo anticipo e possiamo assistere ad una procedura che si protrae inalterata dal 1888: la rotazione a mano della locomotiva sulla piattaforma girevole, necessaria per l'inversione del senso di marcia del mezzo. E' una scena che ci riporta indietro nel tempo, che ci catapulta in una fotografia virata seppia di fine secolo scorso. La locomotiva del convoglio storico è una Reggiane del 1931 che viene accoppiata ad un carro per il carico del carbone, una carrozza Bauchiero del 1913 ed un bagagliaio.
Il treno che percorre questa linea non è maestoso come quello partito da Macomer l'altro giorno. E' più piccolo, più contenuto, la stessa locomotiva pare essere la sorella minore di quella delle FS. Ma questo treno è sicuramente più bello, più caratteristico, fors'anche per gli scenari che attraversa, in particolar modo i paesaggi della Foresta di Ortuabis e quelli della Barbagia di Belvì.
La cosa che maggiormente colpisce della locomotiva a vapore è il suo inconfondibile “rumore”. E' più un suono più che un rumore: il suono dello slittamento delle ruote quando parte, il suono dell'attrito sui binari quando prende velocità, il suono incessante dei pistoni che danno il movimento, il suono del fischio, fortissimo, che echeggia per le valli e risuona a chilometri di distanza. Spesso non la vedi perchè è immersa nella vegetazione, ma la senti, avverti da dove arriva e capisci la distanza che ti separa da lei e dalla prossima fotografia.
Se la linea di Bosa era tortuosa solo nel primo tratto in salita, questa è per tutto il suo sviluppo un continuo susseguirsi di curve, controcurve e tornanti, inframezzate da ponti, viadotti e gallerie. Come tutte le linee secondarie sarde, venne costruita con risorse contenute che obbligarono i progettisti a seguire l'andamento del terreno, curvando dove la montagna curvava sino a scendere nel punto più stretto del fondovalle dove si poteva realizzare un ponte per superare un fiume o una vallata. Il tutto con opere d'arte contenute.
Lawrence descrive molto bene la tipologia costruttiva della linea nel suo “Mare e Sardegna”: «E’ una strana ferrovia. Mi piacerebbe sapere chi l’ha costruita. Sfreccia su per le colline e giù per le valli e attorno a curve improvvise con la massima noncuranza, non come fanno le vere, grandi ferrovie, che avanzano grugnendo in profonde trincee e appestando l’aria nelle gallerie, ma corre su per una collina come un cagnetto affannato, e si guarda attorno e parte in un’altra direzione scuotendoci dietro a lui, con grande indifferenza. Questo sistema è molto più divertente di quello a gallerie e trincee».
Questa particolare conformazione della linea, ma anche una locomotiva dalla velocità moderata, consente di seguire il treno e di fotografarlo in moltissimi punti anticipandolo con l'auto. C'è sempre una strada che corre lungo la linea, e lo si può fotografare in molteplici ambientazioni estremamente suggestive. E' una corsa contro il tempo quella di anticipare il treno, a volte è stancante, ma ne vale la pena.
Viviamo la giornata insieme agli inglesi, ci vedono in molteplici posti e ci salutano in continuazione ogni volta che ci scorgono. Anche il personale ferroviario ci saluta ad ogni incrocio; il macchinista, che chiamano Il Maestro (forse per la lunga esperienza alla guida della Reggiane), ogni volta che scorge un essere umano a bordo linea alza la mano e saluta senza neanche vedere chi sia. Con un occhio guarda i binari davanti a se e con l'altro guarda l'aiuto fuochista al suo fianco, sempre più annerito dalla fuliggine.
Il convoglio si ferma al casello di Ortuabis, dove sotto gli alberi viene allestito un pranzo sardo ben poco british. Al loro arrivo è già acceso il fuoco, vicino al quale i porcetti hanno la cotica che sta iniziando ad avere il giusto colore. Salsiccia e formaggio danno il benvenuto ai sudditi di sua Maestà, del buon cannonau aiuta a far scendere l'antipasto. Completa il bucolico quadretto un gruppo di ragazzi in costume sardo che, al suono di un organetto, intonano qualche canzone in limba. Non ci vuole molto perchè il cannonau sciolga l'aplomb britannico e tutti si lancino in balli sfrenati.
Dopo Ortuabis la linea inizia il suo giro tortuoso verso Meana Sardo, superato la quale, anziché andare dritta verso Sorgono, fa una incredibile virata andando nella direzione opposta al capolinea. Tutte queste virate e direzioni strane fanno si che la linea si addentri ancor più nella Barbagia di Belvì, raggiungendo posti di incredibile bellezza.
A Sorgono il treno ci arriva stanco e stremato, ma ancora più stanchi giungono i macchinisti ed il resto dei ferrovieri. Gli unici che non sembrano dare segni di stanchezza sono gli inglesi, misteriosamente arzilli nonostante l'età dimostrata da profonde rughe e capelli color cenere. Sarà l'aria salubre della nostra terra o forse il porcetto e il cannonau ad avergli dato una botta di vita?
Da queste parti Lawrence vive ancora nei racconti degli abitanti. Molti non sanno neanche chi sia o cosa abbia scritto, ma sanno di uno scrittore inglese che qui è arrivato in treno. Alla stazione, un ragazzo ci chiede «con questa locomotiva è arrivato a Sorgono Lawrence?». Gli rispondo negativamente dicendogli che la locomotiva che abbiamo davanti è più recente di quella usata nel 1921 dallo scrittore inglese. Il giovane sembra dispiaciuto dalla notizia, quasi gli fosse crollato un castello di convinzioni per lui importanti. Riflette un attimo, poi mi risponde «peccato, sarebbe stato bello se fosse stata questa». Lo guardo con un misto di tenerezza e rammarico e quasi mi sento in colpa per aver fatto naufragare le sue convinzioni. Alle nostre spalle il fischio della locomotiva indica la fine della giornata; la caldaia del treno di Lawrence si può finalmente spegnere sino al prossimo ottobre, quando altri viaggiatori d'oltremanica saliranno sulla carrozza con in mano una copia di “Mare e Sardegna”.

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